Della casta o delle caste

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Della casta o delle caste

Va dato atto a pochi politici, e fra questi a Gianfranco Rotondi, per non aver tollerato, nei talk show, il perpetuarsi del massacro mediatico nei confronti dell’istituzione parlamentare e della politica che, benché decaduta, ha storicamente garantito all’Italia e all’Europa occidentale più di mezzo secolo di libertà, di riforma e di esteso benessere. Sono anni, ma ormai il messaggio è univoco, inesistente ed ossessivo che, il parlamento e i poteri delle autonomie sono oggetto di derisone e disprezzo: per tutti essi e solo essi sono la “casta”, quasi che non esistessero, per adottare lo stesso linguaggio, altre caste ben più solide e potenti, come quelle dei giudici, dell’alta burocrazia, dei giornalisti , specie se conduttori televisivi o editorialisti, dei protagonisti delle attività di comunicazione e dello spettacolo. Dalla Rai a Mediaset, da La7 ad altre reti, si solleva una tempesta di indignazione verso la politica, quasi che li e solo li, fosse da braccare una congrega di ladri, di mestatori e di nemici del popolo. Pochi rilevano che la vera tragedia del nostro tempo è la subordinazione della politica e delle istituzioni ai poteri delle lobby finanziarie e dei gruppi di pressione: logica conseguenza di un massacro mediatico subito con pavida rassegnazione dell’attuale platea di nominati, tutti votati al suicidio politico e alle offerte sacrificali ai nuovi padroni delle 5 stelle. Infatti, dai talk-show agli altri mezzi di comunicazione, è comune l’esortazione a liberarsi dalla cosiddetta casta che, nei suoi aspetti negativi, e semmai figlia dello snaturamento della politica in partiti spesso personali o strumentali e in una abdicazione a luoghi comuni, mentre ci sarebbe bisogno di idee, di spirito di sacrificio e di abnegazione.