La trappola dei Cinque Stelle

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La trappola dei Cinque Stelle

In politica, attenti ai puri, perché c’è sempre uno più puro che ti epura.
La considerazione è di uno dei politici più illustri della prima rimpianta prima repubblica, ma ben si addice alla farsa tragicomica che sta scuotendo il fragile castello di errori e di sgrammaticature non solo nel lessico, ma anche nell’etica e nelle fantasie progettuali, riferibili al Movimento 5 Stelle.
C’è infatti una contraddizione clamorosa fra i comportamenti e le declamazioni di parlamentari uscenti e ricandidati dal Movimento, su questioni di correttezza nella gestione di una quota delle loro retribuzioni per finalità solidaristiche, ma c’è soprattutto il paradosso che la maggioranza dei reprobi, stando all’attuale legge elettorale, siederà quasi certamente di nuovo in Parlamento.
C’è da chiedersi cosa farà l’alta dirigenza dei Pentastellati: li recupererà, oppure li consegnerà ad un primo nucleo per la ricostituzione del gruppo misto di Montecitorio, destinato nel futuro a dare accoglienza ad altri trasformisti, scontenti e trasmigratori.
Sarebbe comunque un errore affondare il bisturi su questi episodi di costume, quando invece restano irresoluti i dubbi sostanziosi sulla natura di un movimento diretto o manipolato da una società di servizi privata, tanto potente da valutare e indirizzare le attività degli eletti, brutalizzando così la loro funzione, che per la Costituzione deve essere libera e senza vincoli di mandato.
Ne consegue che i parlamentari del M5S, e anche gli eletti ad ogni livello istituzionale, siano deprivati di fatto dalla capacità di rappresentanza degli interessi generali del Paese, come dei territori: una situazione frustrante, che umilia e interferisce perfino sulle scelte dei sindaci posti alla guida di grandi città, come Roma e Torino.
Nonostante elementi come questi siano di per sé tali da porre una seria ipotetica di credibilità per coloro che potranno essere eletti in Parlamento, il M5S resta un ostacolo pericoloso per la praticabilità della legislatura che sta per aprirsi.
Ma pericoloso anche per l’estemporaneità, l’impreparazione e la confusione rispetto ai soli problemi della società italiana e delle comunità amministrate, come testimonia il degrado progressivo della capitale e l’inconsistenza delle proposte e del ruolo dei pentastellati nelle regioni, a cominciare dall’Abruzzo.