Il rischio dell’estremismo

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Il rischio dell’estremismo

Abbiamo rischiato una strage: dalle carte dell’inchiesta relativa all’arresto di quattro terroristi, dieci mesi fa, a Venezia, si è appreso che il gruppo stava organizzando un attentato nella città, proprio nei giorni del carnevale, e che prevedeva l’uso simultaneo di esplosivo, armi da fuoco e da taglio.

L’impresa terroristica, ispirata dall’estremismo islamico, è fortunatamente fallita per un blitz della polizia coordinato dalla procura antiterrorismo del capoluogo veneto: aveva per protagonisti cittadini kosovari-il più giovane ha 17 anni- che si erano mimetizzati nell’arcipelago degli immigrati; una cellula silente, che si è attivata quando l’ISIS ha ordinato ai suoi militanti di colpire.

Il successo del nostro apparato di prevenzione, e che non è il solo, ripropone l’allarme sulle infiltrazioni di militanti dell’estremismo islamista legato alla predicazione e ad altre forme di propaganda e arruolamento dell’ISIS, che resta oggi più pericoloso di ieri, proprio in parallelo alla sconfitta militare subita nei mesi scorsi.

Ma c’è anche un altro estremismo che sta riaffiorando tra i miasmi di una campagna elettorale dove spesso l’insulto e il sovvertimento della realtà prevalgono sul ragionamento e su un approccio realistico ai problemi.

Si grida ad un immaginario pericolo fascista, con toni che ricordano gli anni di piombo, ma si sottovaluta spesso il riaffiorare, nella galassia dell’ultra sinistra, di atteggiamenti e linguaggi che ricordano proprio quegli anni.

Motivo in più per un voto razionale che premi l’area moderata e scacci così dal nostro orizzonte il rischio di un imbarbarimento della coesione sociale e civile.